“The Leftovers”: Tom Perrotta introduce il nuovo dramma HBO di Damon Lindelof e le differenze con Lost

A quanto pare, Damon Lindelof non può impegnarsi in un nuovo progetto che subito arriva il confronto con la mitica “Lost”.

Stiamo ovviamente parlando del nuovo drama HBO, “The Leftovers”, in partenza oltreoceano questa sera. All’apparenza i due spettacoli indubbiamente condividono lo stesso DNA, la costante lotta tra la scienza e la fede, un cast di personaggi la cui vita sarà alterata da un evento, ma soprattutto, la cosa principale è che The Leftovers a differenza dei disperi del volo Oceanic 815, non ha assolutamente interesse a spiegare il mistero centrale della serie.

Sulla base dell’omonimo romanzo di Tom Perrotta del 2011, la trama prende via dopo l’improvvisa scomparsa del 2 per cento della popolazione mondiale e fa un salto temporale di tre anni, con le persone rimaste ancora alle prese col dolore e la confusione causata dall’inspiegabile scomparsa. “La mia speranza è che [gli spettatori] comprendano che il senso dello show non è rispondere alla domanda: dov’è finita quella gente?”, racconta Perrotta. “Si tratta piuttosto di come fanno queste persone a continuare con le loro vite?”.

Lindelof continua spiegando questa nuova serie: “è una storia che vive in un mistero irrisolto e le frustrazioni di esso. Se rispondessimo alla questione principale, lo vedrei come un tradimento al lavoro di Tom. Tutti i personaggi dello show avranno la stessa esperienza del pubblico”.

Il protagonista è Kevin Garvey (Justin Theroux), il capo della polizia la cui famiglia è caduta a pezzi e che comincia a temere di perdere la testa, come è successo al padre. “Sta cercando di contenere le sue emozioni” spiega l’attore. “Sta cercando di fare le cose di tutti i giorni come svegliarsi, andare al lavoro, prendersi cura di sua figlia e del lavoro. Questo, in un certo senso è come fuggire dal dover confrontarsi realmente con ciò che era l’evento reale”.

Perrotta aggiunge: “uno degli aspetti che lo spettacolo di sicuro esplorerà è se è possibile vivere in questo mondo in uno stato di negazione o nella salvaguardia di queste grandi domande. C’è un senso nel non voler arrivare a patti con questa cosa, senza piangere, senza che incida troppo nella sua vita e decidere se è o no il caso di portare delle modifiche. Cercano di andare avanti, ma è davvero difficile”.

Ma non tutti sono soddisfatti del non cercare delle risposte, o almeno in un certo senso, un qualche significato –in questo nuovo mondo. Il figlio di Kevin, Tom (Chris Zylka) diventa un seguace di Holy Wayne (Patterson Joseph), un uomo che afferma di poter portare via il dolore solo abbracciando una persona. Il Reverendo Matt Jamison (Christopher Eccleston), un uomo di Dio, inizia una crociata per dimostrare che l’evento non è stato un rapimento, in quanto tutte le persone cattive sono anch’esse scomparse.

Nel gruppo, tra gli altri abbiamo anche Laurie (Amy Brenneman), la quale ha aderito al Guilty Remnant, un culto di silenzio per tutte le persone bianche che fumano sigarette e reclutano altri cittadini, tra cui Meg (Liv Tyler). “Le persone del culto sostanzialmente dicono: ci stiamo preparando per la connessione umana ha rivelato essere una cosa impossibile. In un modo dove ognuno può sparire da un momento all’altro, non c’è proprio senso che siano connessi” dice Perrotta.

Se tutto questo suono tetro, beh, è perché lo è. “Direi che lo spettacolo è ancora più pesante del libro. Vedere la gente in preda al dolore ed allo smarrimento può essere difficile… [Ma] ci sono elementi di speranza… circa la capacità dei personaggi di compiere piccoli passi per abbracciare qualcosa di nuovo. Per me, la speranza dello spettacolo è inferiore a una qualche comprensione dell’evento oppure a una lotta contro il male, in quanto si tratta di singoli personaggi che cercano il legame con gli altri magari cercando di capire ad un modo per ricostruire qualcosa che indirizzi verso il futuro”.

L’autore è convinto che il tono cupo dello show non sarà una barriera per il pubblico. “Ho quasi in dubbio che la premessa della critica sia troppo buia. Guardo The Walking Dead da anni, diventa più oscuro ogni settimana, ma gli spettatori continuano a cercare nuove informazioni. Ma ci sono gli zombie e cose del genere, quindi, per noi non sarà semplice trovare un pubblico fedele. La sfida per poi è raccontare una storia post apocalittica, che tratta di una piccola cittadina realistica, ma non esiste niente di simile, il che per me è ciò che la rende eccitante”.

Nonostante la soprannaturale premessa, il realismo della storia è di massima importanza per Perrotta. Anche se c’è il suddetto abbraccio del guaritore a beneficio di un ragazzo di nome Dean (Michael Gaston) che va in giro a sparare ai cani – e potrebbe essere o no tratto dalla fantasia di Kevin, Perrotta ricorda che lo spettacolo si svolge nel nostro universo.

“Sono molto più interessato a delineare questa nuova realtà che introduce degli elementi soprannaturali. Una figura religiosa che le persone credono avere il potere di guarire? Certe persone esistono nel nostro mondo oggi. Non ho alcun problema a dire che il mondo dello show è simile al nostro, ci sono delle figure cui la gente potrebbe concedere più potere. Mi trovo davvero bene con questo genere di casi al limite. Oltra la scomparsa stessa, che è già soprannaturale di suo senza alcuna spiegazione scientifica, cerchiamo di non esasperare troppo il luogo comune del tutto può succedere in questo mondo”.

In altre parole, scordiamoci il fumo nero di Lost, lo spettacolo sarà diverso dal precedente successo di Lindelof, come spiega sempre Perrotta. “La gente porterà le proprie aspettative ed esigenze narrative e talvolta, alcune di loro stanno per essere frustanti. […] I protagonisti non si aspettano a scoprire la verità sull’accaduto, nemmeno comprenderla. Per me, tutto si basa su ciò che facciamo quando non si hanno le risposte, il pubblico vuole rassicurazione, risposte e tutto sarà incentrato proprio sul non ottenerne. Questa frustrazione è una grande parte della storia che non il pubblico non potrà fare a meno di sentire”.

A differenza di The Walking Dead e Game Of Thrones, gli spettatori non necessariamente devono affidarsi al romanzo per trovare risposte. “Potrebbe essere che la serie finisca in un posto molto diverso rispetto alla continuazione del libro. Direi che il libro è più incentrato sulla comunità mentre lo spettacolo sull’intera cittadina. Si tratta di un leggero spostamento di enfasi, ma ci sono maggiori conseguenze”.   [TV Guide]

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